dols. Il blog delle donne online

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Nome: Caterina Della Torre
Redattrice ed esperta di marketing e PR; oltre ad essere la proprietaria di www.dols.net è la Presidente di accentirosa e la coordinatrice degli eventi e delle relazioni esterne. Caterina Della Torre, nata a Bari nel 1958, sposata con una una figlia. Linguista, laureata in russo e inglese, passata al marketing ed alla comunicazione. Dopo cinque anni in Armando Testa, dove seguiva i mercati dell'Est Europa per il new business e dopo una breve esperienza in un network interazionale di pubblicità, ha iniziato a lavorare su Internet. Dopo una breve conoscenza di Webgrrls Italy, passa nel 1998 a progettare con tre socie il sito delle donne on line, dedicato a quello che le donne volevano incontrare su Internet e non trovavano ancora. L'esperienza di dol's le ha permesso di coniugare la sua esperienza di marketing, comunicazione ed anche l'aspetto linguistico (conosce l'inglese, il russo, il tedesco, il francese, lo spagnolo e altre lingue minori :)) Specializzata in pubbliche relazioni e marketing della comunicazione, si occupa di lavoro (con uno sguardo all'imprenditoria e al diritto del lavoro), solidarietà, formazione (è stata docente di webmarketing per IFOA, Galdus e Talete). Organizzatrice di eventi indirizzati ad un pubblico femminile. Redattrice e content manager per dol's, ha scritto molti degli articoli pubblicati su www.dols.net.

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martedì, 17 aprile 2007


Cosa vuol dire “pari opportunità”?









L’opportunità non è un diritto, quindi parlare di pari opportunità non significa in senso stretto cercare di livellare gli individui. Mi sono occupato per alcuni anni di formazione per educatori, e ci si soffermava spesso sulla coeducazione. Coeducare, ci dicevamo, non significa cercare di far assomigliare i bambini alle bambine, né di combattere tutte le espressioni che possono indicare una sessualità in sviluppo. Coeducare non significa nemmeno ignorare le differenze ma riuscire a lavorare per far sì che le differenze siano occasioni di confronto e di crescita, e come tali un vero e proprio vantaggio. La coeducazione, che non è specificamente rivolta ai due sessi, aiuta gli individui a scoprire che dietro ogni differenza c’è un valore da cogliere: sia che si tratti di minoranze culturali, differenze sessuali, differenti abilità o sensibilità.


A volte esprimersi con le parole in questo territorio di minoranze e maggioranze equivale a camminare in un terreno minato: essere minoranza per qualcuno è considerato ancora un limite, come se fosse un segno di minore normalità o una carenza di qualche natura. Ed allora si ricorre a concetti di “uguaglianza” e di “parità”, come se considerare tutti allo stesso identico modo costituisca un alibi sulla buona fede e metta tutti a “parte civile”.


Pari opportunità, in questa ottica, diventa una scusa per dire che ciò che costituisce un’opportunità per un uomo dovrebbe esserlo e valere anche per una donna. Ma è davvero così? Non sono convinto.


Ho imparato che se si dovesse fare una generalizzazione sessuale le donne si mostrano spesso più abili negli uomini nello svolgimento di alcuni compiti. Si distraggono meno, e sanno anche essere più collaborative (anche se le eccezioni si sprecano). Ricordo di un aneddoto che riguarda il cambio di regime in Albania e la successiva situazione economica di questo Paese, che ha portato molte aziende occidentali a cercare solo donne albanesi per qualsiasi lavoro, poiché gli uomini essendo ancora legati al vecchio stile comunista lento e svogliato si mostravano molto meno flessibili rispetto al cambiamento dello stile di lavoro.


Sono molti gli impreditori che sanno che spesso un compito affidato ad una donna sarà svolto meglio rispetto a quello affidato ad un uomo, e che la vera difficoltà per le imprese consiste nell’investire in un individuo (una donna, in questo caso) che prima o poi dovrà fare i conti con la propria natura, magari diventando anche mamma.




All’incontro di domenica c’era anche, fra le esperienze ascoltate, quella di una madre. Mi sono chiesto se ad un workshop o un incontro dedicato agli uomini di successo si sarebbe mai considerato opportuno portare l’esperienza di un padre realizzato. Forse no.



Allora forse la chiave è su questo punto: c’è alla base una diversa visione del mondo fra i sessi in un mondo che vuol essere fatto di pari opportunità? La visione del mondo è ciò che ognuno di noi mette nel proprio cassetto dei desideri per dire: “mi sentirei una persona realizzata se…



Proviamo a immaginare di chiederlo a un uomo. Proviamo poi ad immaginare di chiederlo a una donna. Sentirsi “realizzata” o “realizzato” per un uomo potrebbe passare quasi sicuramente per la carriera, l’affermazione sociale, magari anche per la realizzazione di una famiglia serena. Per una donna difficilmente sentirsi “realizzata” può sminuire l’esperienza del parto. La famiglia, così come la interpreta un uomo, è sicuramente un valore anche per la donna, ma la gravidanza è forse qualcosa “in più”: un qualcosa che gli uomini “non possono capire mai completamente” (come ho sentito spesso dire) e che costituisce un’esperienza così totale e unica nel suo genere che non può essere paragonata a niente altro, e la cui stessa natura stravolge tempi e abitudini individuali, modifica il carattere, cambia la personalità e la scala dei valori di una vita altrimenti dedicata solo al successo professionale





Questa differenza, antropologica se vogliamo, non può non essere tenuta fortemente in considerazione per stabilire cosa serve ad un individuo per realizzarsi. Se crediamo nelle potenzialità di ciascun essere umano, io a questo punto trovo fortemente limitante parlare solo di “pari opportunità” fra donne e uomini. Io voglio “le migliori opportunità” per ogni individuo secondo la propria natura.




Io voglio un mondo che non lavori per dare a mia figlia o mio figlio lo stesso diritto: ma che riesca a offrire a ciascuno dei due, secondo le proprie potenzialità, le migliori opportunità per realizzarsi ciascuno secondo la propria unicità. Voglio un mondo che permetta a mia figlia di non dover scegliere a cosa dover rinunciare fra essere madre e fare carriera, ma una società che sappia individuare le sue peculiarità per permetterle di realizzarsi ugualmente anche se il suo percorso sarà assolutamente diverso da quello di mio figlio.



Lavorare con questo obiettivo è forse un po’ diverso che lavorare per offrire pari opportunità: significa immaginare quello che in molte famiglie moderne e intelligenti si fa sempre più frequentemente: ci si distribuisce i compiti secondo le proprie capacità e sensibilità. Ci sono coppie che hanno nella donna la persona più abile nella gestione del budget familiare, e altre che invece trovano l’uomo più adatto al compito



Senza peccare di finto qualunquismo o peggio ancora di celare del maschilismo latente, non credo che offenderei la mia compagna se le sue qualità fossero apprezzate anche nella distribuzione dei compiti domestici, né mi sentirei offeso se fossero apprezzate le mie. Senza che questo debba diventare l’alibi di un abuso di qualsivoglia natura, ovviamente. Lo stesso principio vorrei vedere anche espresso in una società che si vuole bene come si vuol bene una coppia, e che riesce ad offrire a chiunque le migliori opportunità per realizzarsi e sentisi felice.



O Sbaglio?


Piero Intonti

postato da: cdellatore alle ore 18:45 | link | commenti (6)
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Commenti
#1   18 Aprile 2007 - 18:23
 
Caro Piero, penso che non si possa non avere considerazione di quegli uomini che, per scelta loro o malgrado loro, partecipano a momenti di riflessione su tematiche di genere.

Anche se certamente la presenza ad un workshop su “donne e web” è comunque per un uomo da considerarsi più “dignitosa” che magari la partecipazione ad un convegno sulla “violenza alle donne” o “sulla presenza femminile nei luoghi decisali” ecc.
Anzi è anche un po’ snob dare il senso che si vuole comprendere il senso della differenza di “genere”all’interno di uno strumento così virile e prepotente, come è il web.

Caro Piero, ti ringrazio per lo sforzo che hai fatto in quella sede, eri sicuramente in minoranza, e di non esserti sentito a disagio a parteciparvi, ed ancor di più per avere fatto di quel momento un elemento di riflessione comune, dal momento che hai portato i tuoi pensieri su questo blog.

Detto questo però, dico anche che mi piace meno quell’atteggiamento da “pater familias” che voglia a tutti i costi dimostrare la sua bontà su una figliolanza ancora in fase di crescita, capricciosa, esigente, che non sa che vuole.

Perché alla fine, se dovessimo condividere, e magari grazie alla tua maieutica qualcuna/o se ne potrebbe convincere, parrebbe non esistere il problema delle pari opportunità perché non esiste un problema di genere.

Come nel mondo animale, dalla creazione ad oggi, gli animali hanno vissuto e convissuto nel rispetto delle loro differenze, dove si vedono femmine dedite alla riproduzione ed al mantenimento della specie ed il maschio intento a renderle prolifiche, così il mondo dovrebbe prendere atto di questa semplice, naturale stato di cose.

Poi anche in natura, dai primati in poi, si sa che qualche comportamento anomalo ci può essere. Ricordate il bellissimo documentario sui pinguini? il genere maschile sceglie di provvedere, di difendere e a volte di sostituirsi alla femmina nell’adempiere uguali servigi.
Quindi ben vengano tutti quei maschi che si sentono realizzati magari a fare il mammo o che so io…che poi questo finirebbe anche con l’accettare che anche i gay vorrebbero fare figli per sentirsi realizzati…non so.

Caro Piero, non pensare che questa mia opinione sia acida, perché io non sono una donna che sposa ciecamente le cause, neanche quelle delle donne, ma nel corso della mia vita e di quella di quasi tutte le donne, nella sociologia e nella storia, a meno che non vogliamo fare farhenait di tutto una differenza di genere non si è affermata solo attraverso differenze fisiche.

Le tue “migliori opportunità”per noi sono come le nostre “pari opportunità”.
Perché solo eliminando le discriminazioni e rendendo possibile uguali opportunità per tutte/i esse stesse migliorano.
Non inseguo oltre i tuoi percorsi che girano e rigirano per dare una validità al fatto che tu non sei d’accordo sulle pari opportunità di genere.
Però se accetti, come tu stesso auspichi, la ricchezza che porta lo scambio fra idee, sentimenti e comportamenti siamo già su una buona strada.
Marta ajo

Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cdellatore

#2   18 Aprile 2007 - 18:24
 
Caro Piero, penso che non si possa non avere considerazione di quegli uomini che, per scelta loro o malgrado loro, partecipano a momenti di riflessione su tematiche di genere.

Anche se certamente la presenza ad un workshop su “donne e web” è comunque per un uomo da considerarsi più “dignitosa” che magari la partecipazione ad un convegno sulla “violenza alle donne” o “sulla presenza femminile nei luoghi decisali” ecc.
Anzi è anche un po’ snob dare il senso che si vuole comprendere il senso della differenza di “genere”all’interno di uno strumento così virile e prepotente, come è il web.

Caro Piero, ti ringrazio per lo sforzo che hai fatto in quella sede, eri sicuramente in minoranza, e di non esserti sentito a disagio a parteciparvi, ed ancor di più per avere fatto di quel momento un elemento di riflessione comune, dal momento che hai portato i tuoi pensieri su questo blog.

Detto questo però, dico anche che mi piace meno quell’atteggiamento da “pater familias” che voglia a tutti i costi dimostrare la sua bontà su una figliolanza ancora in fase di crescita, capricciosa, esigente, che non sa che vuole.

Perché alla fine, se dovessimo condividere, e magari grazie alla tua maieutica qualcuna/o se ne potrebbe convincere, parrebbe non esistere il problema delle pari opportunità perché non esiste un problema di genere.

Come nel mondo animale, dalla creazione ad oggi, gli animali hanno vissuto e convissuto nel rispetto delle loro differenze, dove si vedono femmine dedite alla riproduzione ed al mantenimento della specie ed il maschio intento a renderle prolifiche, così il mondo dovrebbe prendere atto di questa semplice, naturale stato di cose.

Poi anche in natura, dai primati in poi, si sa che qualche comportamento anomalo ci può essere. Ricordate il bellissimo documentario sui pinguini? il genere maschile sceglie di provvedere, di difendere e a volte di sostituirsi alla femmina nell’adempiere uguali servigi.
Quindi ben vengano tutti quei maschi che si sentono realizzati magari a fare il mammo o che so io…che poi questo finirebbe anche con l’accettare che anche i gay vorrebbero fare figli per sentirsi realizzati…non so.

Caro Piero, non pensare che questa mia opinione sia acida, perché io non sono una donna che sposa ciecamente le cause, neanche quelle delle donne, ma nel corso della mia vita e di quella di quasi tutte le donne, nella sociologia e nella storia, a meno che non vogliamo fare farhenait di tutto una differenza di genere non si è affermata solo attraverso differenze fisiche.

Le tue “migliori opportunità”per noi sono come le nostre “pari opportunità”.
Perché solo eliminando le discriminazioni e rendendo possibile uguali opportunità per tutte/i esse stesse migliorano.
Non inseguo oltre i tuoi percorsi che girano e rigirano per dare una validità al fatto che tu non sei d’accordo sulle pari opportunità di genere.
Però se accetti, come tu stesso auspichi, la ricchezza che porta lo scambio fra idee, sentimenti e comportamenti siamo già su una buona strada.


Pubblicato da parte di Marta Ajo
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#3   19 Aprile 2007 - 13:15
 
Ciao Marta,
debbo riconoscere di essermi un po’ perso nel tuo commento. Voglio comunque solo ribadire delle cose che forse sono state fraintese:
- Ho partecipato all’incontro per mia scelta, su invito, senza forzature e per puro piacere e interesse. Nessun disagio per essere stato in minoranza, nessuno sforzo a parte quello di essermi svegliato presto di domenica mattina poichè non ricordavo l’ora dell’incontro e non volevo mancarci. Se nelle mie parole si è percepita qualcuna delle sensazioni che hai descritto, con questo chiarimento spero di aver dissolto ogni dubbio;
- Non vorrei che gli esempi citati, come quelli della premura di un padre verso i propri figli, siano intesi più col senso di una saccenza e saggezza quasi presuntuosa piuttosto che nell’accezione più ovvia di totale buona fede. Non credo che un padre voglia “dimostrare una bontà a tutti i costi” quanto auspicare che il mondo lasciato alle generazioni future possa essere migliore di quello trovato dai propri genitori. In questo senso, ci tengo a precisarlo, non mi ritrovo nemmeno nell’ottica di chi vuole impostare un percorso di crescita prestabilito e a mia immagine e somiglianza, tanto più se, come tu dici (ma io non dico) il mio auspicio è rivolto ad un figlio immaginario “che non sa che vuole”. Anzi, mi sento di dire, questa visione così presuntuosa di un padre (o madre) che decide per conto di tutti la trovo palesemente difforme dal concetto di donne e uomini che cercano la propria giusta affermazione secondo scelte individuali e non imposte;
- La pari opportunità rischia, a mio personalissimo parere, di diventare un livellamento. Una cosa è dire che vi sono 100 dentisti uomini e 100 donne, un’altra sarà imporre che se abbiamo 100 dentisti donne “dobbiamo” cercarne altri 20 fra gli odontotecnici perche’ di dentisti uomini ce ne sono solo 80.
- Ci sono soluzioni che non possono nascere a valle, ma devono essere pensate a monte, ed è quello che auspico con la mia provocazione in un forum prevalentemente femminile. La mia riflessione, se non sono stato bravo nell’esporla, è che dobbiamo cercare di immaginare regole che permettano anche alle donne di realizzarsi senza che emergano solo quelle che “hanno le palle” (e il controsenso linguistico qui ci sta tutto) mentre altre hanno dovuto rassegnarsi ad essere mamme di successo o zitelle di successo;
- Non ti considero acida. Ognuno si esprime con il tono e la cultura che ha (e ammetto di aver dovuto ripassare il significato di alcuni vocaboli che hai usato per cogliere appieno il significato delle tue frasi), ma le opinioni e le idee seguono spesso un percorso diverso, nel mio caso un percorso più semplice e pragmatico, che forse non mi fa cogliere il vero senso della tua risposta. Vuoi forse dire che non è il caso di fare retorica su questo tema (specie se la fa un uomo)? Che le cose vanno bene come vanno, e che non abbiamo bisogno di chiedere a donne che fanno mille sacrifici per realizzarsi sia nel lavoro che come madri se non sia possibile immaginare delle regole che tengano conto anche di questo? Che se siamo schiavi del significato piu’ stretto delle parole, “pari” è comunque più adatto di “migliore” anche se costringe oggi tante ragazze ad affannarsi il doppio per realizzarsi la metà?
Io mi aspetto solo che una società matura si chieda se il concetto di uguaglianza, applicato a ciò che per natura equo non è, si attua attraverso regole flessibili e non piegandosi alle stesse, con equità di principio e con assoluta buona fede e rispetto reciproco, senza correre il rischio di vedere una donna che si è liberata finalmente dalla condizione di emarginazione rispetto all’uomo e che finisce col diventare schiava della sua libertà.

Ciao
Piero
utente anonimo

#4   02 Maggio 2007 - 17:24
 
caro Piero, sono un uomo pugliese, ti stimo quale esperto di web, m'ineresso di pari opportunità da anni e devo dirti che condivido tutte le perplessità di arta, che conosco e stimo. Prima di iniziare a disquisire sul tema ho seguito un corso, mi sono documentato, ho preso legnate da donne e uomini, ho...imparato a capire.
Devo dire che mi è parso che ti sia arrampicato sugli specxcchi pur di parlare dell'argomento. Ero presente anche io al work-shop e ne seguo in tutta italia, ma solo ora intervengo ed anzi promuovo incontri al femminile o per far comprendere agli uomini la diversità di genere, ma non quella esteriore, quella mentale e comportamentale. Certo predico la valorizzazione della professionalità nella differenza di genere, ma per raggiungere certe mete, mi sono convinto, che bisogna ricorrere anche a forzature, in caso contrario si disquisisce in salotto e tutti sono concordi, ma nessuno degli uomini fa realmente uno sforzo per comprendere e fa un passo indietro.
Scusami ma non è un sottilizzare sul linguaggio, ma su una reale riequilibratura del mondo a partire dalle famiglie e poi nei tempoi delle città, del lavoro coniugato con i tempi della famiglia e poi, basta che siano uomini, politici o meno, a legiferare su quanto poi si ripercuote sul corpo delle donne.
Convinciti, e scusa la brutalità, che la duplice visione delle cose giova a tutti alla lunga, anche se agli uomini pare non convenire una rinuncia dei privilegi sempre avuti.
ciao Marta
Luc
utente anonimo

#5   04 Maggio 2007 - 17:08
 
Ciao Luc,

non ho la presunzione di incaponirmi sulle opinioni, e il confronto mi piace per esprimere le mie idee ed ascoltare quelle degli altri.

Ezra Pound diceva: "se un uomo non si batte per le proprie idee, o non vale l'uomo oppure non valgono le sue idee". Io lo considero un motto fondamentale di vita, ed è uno stile personale al quale mi rifaccio.

Ma una cosa sono le proprie opinioni ed un'altra è voler convincere gli altri. Non è mia intenzione farlo e quindi non lo farò neppure qui.

Prendo atto che vi sono persone di maggiore esperienza sul tema, e quindi nel confronto parto dal presupposto che sono io a non comprendere appieno la questione e averne banalizzato o semplificato i termini. Pertanto, su tuo invito, faccio un passo indietro di ammissione e dico "forse mi sfugge qualcosa".

Ma la mia provocazione, se me lo permetti, da persona non informata sui fatti, resta. Resta la domanda, fatta a chi ha maggiore esperienza di me, se un livellamento tout-court giova davvero a tutto o se non sia un comodo alibi per tanti uomini.

Io le vedo le mie colleghe e amiche ammazzarsi di fatica in nome di una pari opportunità che non è molto pari. Mi piacerebbe vederle piu' felici, tutto qui.

Insegnatemi come e cosa si deve fare, allora.

A presto.
Piero
utente anonimo

#6   09 Agosto 2007 - 12:20
 
Ciao a tutti,

da donna mi sento di dire che pari opportunità e migliori opportunità non si elidono vicendevolmente.
Le pari opportunità sono a mio avviso il presupposto per la realizzazione delle migliori opportunità.

Un convegno sul tema dimostra a mio avviso che l'obiettivo "pari opportunità" non è ancora completamente realizzato (siamo all'inizio dell'opera!).

Opportunità appunto, non obblighi.

Come mamma devo poter scegliere tra una carriera brillante che mi impegni 10/12 ore al giorno o una carriera lavorativa meno brillante a favore di una maggiore dedizione in termini di tempo (qualità e quantità) ai miei figli, a mio marito, ai miei affetti più cari.

Le differenza linguistiche, fisiche, comportamentali e di genere tra donne e uomini sono un miracolo della natura e come tali vanno protette. Sono la ricchezza e la speranza del mondo. La variabilità, e la diversità sono alla base dell'evoluzione della specie.
Darwin ha costruito una teoria su tutto questo.
Ma variabilità e diversità sono anche all'interno dello stesso genere femminile e maschile.
Donne e uomini sono cioè diversi all'interno dello stesso genere.
Io e le mie colleghe d'ufficio siamo diverse: vogliamo cose diverse, abbiamo priorità diverse, modi di intendere la maternità, la carriera ed il matrimonio diversi.

Ci sono uomini che somigliano più a donne e donne molto più maschili di un uomo :)

Ci si può davvero catalogare in un genere o nell'altro in modo assoluto?

Sarebbe più auspicabile parlare di pari opportunità e poi di migliori opportunità con riferimento ai due generi e di estendere questi concetti e questi sacrosanti obiettivi al genere umano nel suo complesso.

Mi riferisco alle diverse classi sociali che stratificano ancora oggi, nel 2007, le nostre società; miriferisco alle differenze di opportunità che hanno i continenti e le nazioni che li compongono. Il discorso è un pò più ampio di quanto sembra.
Parliamone, ma facciamo qualcosa.

Abramo Lincon ha detto: se facciamo sempre ciò che abbiamo fatto, otterremo ciò che abbiamo sempre ottenuto.

Non basta parlarne è il tempo di agire.
Iniziamo dal nostro piccolo e arriviamo all'universo.
Credo molto nel cambiamento e nel potere che noi abbiamo nel realizzarlo. Cominciamo dal nostro piccolo orto, dalle nostre piccole gestioni quotidiane familiari e lavorative. Probabilmente qualcuno tra noi gestisce già un gruppo di lavoro. Domandiamoci se stiamo dando a tutti le stesse opportunità e le migliori opportunità.

Mi occupo di formazione professionale da qualche anno e quando entro in aula mi aspetto disomogeneità tra i partecipanti. Se voglio ottenere il migliore apprendimento e gradimento possibile, devo partire dal presupposto che ci sarà l'auditivo che farà poca attenzione alle mie slides e molta alle mie parole, il visivo che farà esattamente il contrario ed il cenestesico che dovrà toccare con mano tutto ciò che sto dicendo per farlo proprio e per digerirlo(probilmente anche per creedere a ciò che sto dicendo).
Ciascuno di lui si aspetta da me le stesse opportunità: ciascuno di loro si aspetterà di apprendere e di interessarsi all'argomento.
Ciascuno di loro si aspetterà da quell'incontro un opportunità migliore per se stesso e per il suo lavoro.

Questo per dire che siamo tutti davvero molto diversi e che dobbiamo darci pari opportunità e migliori opportunità quotidianamente.
Sono abituata a lavorare sul piccolo per poi costruire in grande.

Funziona.

Non generalizziamo e non cataloghiamo altrimenti cancelliamo pezzi della realtà non catalogabili. Se dobbiamo proprio farlo, siamone consapevoli e approfittiamone perche quelle differenze e somiglianze siano il punto di partenza per un lavoro mirato di riequilibrio positivo.

Le pari e migliori opportunità, appunto.

buona giornata a tutti,
M.



utente anonimo

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